Jukebox
Il Juke Box compie 80 anni e i collezionisti impazziscono per lui
Eh sì, il Juke Box compie 80 anni: fino agli anni Ottanta considerato un oggetto sorpassato, si è via via imposto come oggetto da collezione, trasformandosi da caro, simpatico, casinista amico di tanti ragazzi di ieri a quella di un tranquillo, costoso e ricercato mobile da salotto.

Infatti uno di quei "cassettoni" colorati che fino agli anni Settanta abitavano nei bar e in cambio di una monetina sputavano, anche a beneficio di chi non aveva pagato, la loro bella o brutta canzone rallegrando l'ambiente, possono oggi arrivare a cifre che sfiorano i 50 000 euro.
E' questo infatti il prezzo di un Wurlitzer 1015 originale, il modello più caratteristico e definitivo creato dalla casa produttrice più nota di Juke Box. E' un modello nato nel 1946 ed è un mito per i collezionisti, lanciato dallo slogan "Wurlitzer is Juke Box!": un caleidoscopio di colori, dal giallo al verde al rosso all'arancione, simbolo di speranza, di allegria e di ricostruzione dopo gli orrori della guerra.
Ideato da Fuller, che insieme a Miller della Seeburg dal 1938 rivoluzionarono il design dei Juke Box con l'introduzione della plastica, il Wurlitzer 1015, prodotto in 56 242 esemplari, rappresenta il simbolo dell'American Way of Life, attecchito in Italia solo tardivamente, all'inizio degli anni Cinquanta.
Ma in America i Juke Box avevano avuto la loro vita già fra gli anni Trenta e Quaranta.Il primo Wurlitzer nacque nel 1933, col nome di Debutante: il suo aspetto era molto diverso dai Juke Box originali, privo dei "bubble tubes" e dei cilindri colorati dei Juke Box anni Quaranta. Assomigliava molto di più a un cassettone; nel 1934 la Wurlitzer ne modificò il nome in P 10 e, secondo alcuni, questo è il primo modello ufficiale, mentre il Debutante era piuttosto un tentativo per sondare il mercato.
Il P 10 era un modello a 78 giri e consentiva una scelta tra 10 dischi; accettava da una a dieci monete da 5 o 10 cents. Il mobile, impiallacciato in noce, aveva già la finestra da cui si poteva vedere il meccanismo cambiadischi e una griglia nella parte inferiore frontale, dove si trovava l'altoparlante. Fra il 1934 e il 1935 ne furono prodotti 3700; il suo prezzo attuale è stimato dalla casa produttrice tra i 1200 e i 2200 $, a seconda delle condizioni.
La fase pionieristica è superata fra il 1933 e il 1938, a opera dei quattro maggiori produttori: Wurlitzer, Rock-Ola, Seeburg e AMI. Nasce il prototipo di Juke Box ormai entrato a far parte dell'immaginario collettivo: meccanismi interni ben visibili, fregi nichelati, luci fosforescenti e profluvio di materiali plastici traslucidi ideati da Miller e Fuller.
La svolta fu attuata da Fuller, secondo molti l'indiscusso maestro del Juke Box design, con il Wurlitzer 850 del 1941: prodotto in più di 10 000 esemplari, già creava durante l'esecuzione del brano effetti prismatici e caleidoscopici grazie all'utilizzo di dischi rotanti di pellicola polarizzata, di vari spessori e colori. La sua quotazione attuale è fra i 5000 e 15 000 dollari.
Altri modelli fecero storia, come il famoso AMI A, soprannominato non a caso "Mother of plastic", del 1946, come il Wurlitzer 1015 e l'M100A della Seeburg, del 1948, innovativo soprattutto per le sue 100 selezioni possibili (la Wurlitzer arriverà a 200 selezioni nel 1956, con il modello 2000, costruito per il centenario della casa).
Il decennio 1948-58 rappresenta un periodo dominato dai modelli della Seeburg. Il Juke Box cambia faccia, verso una progressiva semplificazione formale: meno fantasmagorico l'impiego di luci, ma soprattutto un dominio incontrastato del metallo nella struttura, con inserti di plastica color pastello.
I collezionisti si dividono fra gli amanti del primo periodo 1938-48 del Juke Box, con struttura impiallacciata con legni pregiati ed effetti rutilanti, di fatto gli amanti dei primi Wurlitzer, e coloro che preferiscono il secondo periodo, quello tra il 1948 e il 1958.
Tuttavia la divisione in periodi può essere fatta anche secondo un diverso criterio:negli anni 1938-48 si hanno modelli a 78 giri, tra 1950-60 compaiono i modelli a 45 giri.
Da un punto di vista estetico, dopo gli anni '60 i Juke Box perdono il fascino del design e pertanto sono meno ambiti dai collezionisti. Il fine era infatti renderli sempre più semplici per l'uso e la manutenzione nei locali. Anche il suono prodotto risulta diverso.
Ma quali sono gli elementi per valutare lo stato e di conseguenza il prezzo di un Juke Box? Anzitutto il Juke Box deve essere il più possibile costituito da parti originali: il legno dell'impiallacciatura, se si tratta di un modello degli anni 1938-48; i fregi nichelati, la gettoniera, che non deve essere stata rimossa o sostituita; l'impianto di amplificazione, funzionante, ma non sostituito da sistemi più moderni, poiché il suono originale era di altissima qualità.
E' chiaro quindi che il problema più difficile nel collezionismo di Juke Box è il reperimento di esemplari il più possibile integri e originali.A questo si può ovviare acquistando da antiquari e restauratori di fiducia, ma anche avendo delle piccole nozioni di base, per esempio: i modelli a 78 giri in Europa non arrivarono mai, se non in casi sporadici; in Italia inoltre non esisteva un'importazione parallela di parti di ricambio, perciò un Juke Box a 78 giri "originale" andrà cercato negli USA.
Difficile inoltre reperire esemplari, soprattutto se a 78 giri, in buone condizioni, poiché una volta superati da nuovi modelli, trasmigrarono verso i paesi più poveri dell'America Centrale e Meridionale. Qui vennero recuperati e restaurati con pezzi non originali e soprattutto venne sostituita la gettoniera originale, funzionante con 5, 10 o 25 centesimi.
Anche in Gran Bretagna si producevano Juke Box: una casa importante era la Chantal Limited di Bristol. Nel breve volgere del decennio 1953-1963 ebbe vita e si chiuse l'esperienza "autarchica" della BAL- AMI, una filiazione inglese della AMI americana, nata a causa delle restrizioni inglesi sulle importazioni: tutto ciò che di straniero veniva venduto doveva essere per almeno il 53% realizzato in patria. Questa fu un'ottima opportunità per la nascita di Juke Box inglesi su design americano.
Attualmente esiste una vera e propria caccia al Juke Box originale. Le loro quotazioni sono naturalmente molto variabili: un Juke Box in buono stato degli anni '40 può costare da 20 000 fino a 50 000 euro, già restaurato. Meno dispendiosi ma anche meno scenografici quelli per 45 giri degli anni '50-'60.
Oggi le vecchie case produttrici di Juke Box non esistono più, oppure si sono convertite alle moderne tecnologie: la Wurlitzer, "la Ferrari del Juke Box", non produce più; la J.P. Seeburg, produce ancora Juke Box che funzionano con compact disc; la Rock-Ola Manufacturing Corporation, tuttora gestita dai discendenti del fondatore,
ha lasciato una forte traccia nel lessico ispano-americano, tanto è vero che in Sud America il Juke Box si chiama appunto "rockola"; l'AMI (Automatic Musical Instrument Co.), trasformatasi in AMI-Rowe produce apparecchi a lettura laser e Juke Box che riproducono il glorioso Wurlitzer 1015. Cosa è rimasto allora del vecchio mondo dei juke-box, al di là del collezionismo di alto livello? Se l'origine del nome "juke-box" è incerta (probabilmente significa "scatola per ballare", riprendendo il termine slang dei neri americani "jook", poi divenuto "juke", che significa appunto "ballare"), certamente un forte segno si è impresso nel lessico: ancora oggi infatti si usa il verbo "gettonare" per definire una preferenza nei confronti di argomenti e fatti non solo musicali.

















